Riaccendere la speranza

Quando ci manteniamo aperti, i momenti magici possono accadere con frequenza.
Gli aborigeni cantano per ciò che è ancora nel mondo invisibile affinché prenda forma, così possiamo apprezzare e desiderare ciò che si ama perché prenda forma ed entri nella propria vita.
Alle volte le circostanze della vita, le delusioni inevitabili e i dolori possono farci dimenticare chi veramente siamo: anime in viaggio con il compito di espandere e portare i nostri doni alla vita.
” Ogni gesto, sguardo e pensiero è stato generato da una fitta trama d’amore che cospira dall’ inizio dei tempi affinché ti accorga di essere unico e speciale, un meraviglioso universo, un sistema solare. Segui ciò che spontaneamente emerge dal tuo mare e lasciati guidare, qualunque strada scegli è la strada che ti aspetta da sempre e non vede l’ora di incontrarti per conoscerti e lasciarsi conoscere. Quando è la strada a chiamarti, non puoi dire di no, sarebbe come chiudere la porta della vita”.
Abituarsi a vedere le cose da prospettive diverse.
Magari si sente l’impulso di fare qualcosa, e poi facendola si scopre che il risultato è criticabile e così è facile ritrattare la scelta iniziale e tradire se stessi invece di prendere la lezione che la vita offre per la propria crescita.
La vita, spesso, è molto più saggia e prende l’iniziativa guidandoci su una nuova e più autentica strada.
La speranza è lasciare entrare ciò che desideriamo, fare fluire il bene, amare “controcorrente”.

“È nei momenti in cui mi commuovo, che sento tutto il senso della vita rivelarsi in una lacrima”.
L. Sbrinci

Aspiro la terra

Aspiro la terra e sogno mari
asfaltata assumo le forme del sogno
ho vissuto l’inganno cunicolo
che ha tolto il mio respiro e la mia allegria

Aspiro la terra e sogno mari
affiora nello spazio del tempo
immagine
è vuoto il respiro e corto

piango
silenziosamente senza lacrima
piango
Piango la fuga in silenzio di anime sole
aspiro la terra

affiora nello spazio
il tempo
sognato insieme

Il dono

Ti dono i miei seni graffiati
fremito che si espande oltre l’orizzonte
esplode il tuo piacere nel mio

è fusione sacra

agonia affamata di vita
ci culleremo per l’eternità

La vulnerabilità

Molte persone hanno fondato la propria vita sulle protezioni.
Quando non vogliamo sentire il dolore e la paura che abbiamo sepolto dentro di noi, perdiamo gran parte della nostra energia vitale, riducendo e impoverendo la nostra vita.
Aprirci alla nostra vulnerabilità e quindi all’insicurezza, al dolore e anche alla paura è il primo passo da compiere. Accogliere e sentire il dolore di un bambino che forse è stato tradito, ferito, incompreso, ignorato, non amato o anche abusato può essere molto doloroso.

Prima di aprirci a qualcun altro, dobbiamo farlo verso noi stessi. Accorgerci di quello che ci succede dentro e sentirlo. La vulnerabilità autentica affiora quando siamo disposti a riconoscere, ammettere e sentire le nostre ferite, quando siamo pronti a non nasconderci dietro alle maschere.
La via per sentire di nuovo lo spazio di vulnerabilità parte dal cuore e le meditazioni sul cuore offrono un valido aiuto.
Numerose situazioni della vita possono farci sentire vulnerabili: quando ci prendiamo il rischio di esprimerci in maniera nuova o di condividere la nostra creatività con gli altri, quando l’altro non ci ama come vorremmo, quando ci troviamo in presenza di qualcuno che rispettiamo o di una figura autorevole da cui vorremmo ricevere attenzione, rispetto e approvazione. Il dolore può divenire un grande maestro e solo se accettiamo di sentirlo possiamo veramente aprire il cuore.
Ci è stato insegnato che vulnerabilità equivale a debolezza; è vero il contrario; naturalmente non è appropriato mostrarsi vulnerabile in qualsiasi circostanza o con chiunque, è necessario sentirsi abbastanza al sicuro.

La vulnerabilità è la nostra forza più grande. Alla nascita siamo in uno stato di innocenza e fiducia, purtroppo tutto questo cambia, per un motivo o per un altro. Tutti abbiamo una profonda aspirazione a essere interi, sentirci completi. Il dolore dell’abbandono e della deprivazione ci fa sentire questa intima aspirazione. Essa appartiene alla parte più profonda del nostro essere. Tutti desideriamo ritornare alla fonte. Appartiene al cuore della nostra ricerca spirituale, e noi per sbaglio lo indirizziamo verso un’altra persona.
Quando diventiamo disposti ad accettare che le esperienze di rifiuto e di abbandono ci invitano ad andare più in profondità dentro di noi, allora siamo sulla strada per tornare a casa.

 

 

Palmo

Chiudo il palmo e ti guardo
muoio lentamente con te
piccola farfalla imprudente,
angelo rosa che mi offri la tua pena

non lasciarmi sola
saprò curarti
voleremo
nuovamente

La mancanza

Saprai guardarmi
La mancanza è la mia maestra
quella guardiana che sta alla porta e fa entrare piano, in silenzio, la folla.

Chiede saluti e inchini
alla regina che attende gloriosa
il ritorno di occhi e desideri ardenti

dimmi : cosa cerchi tu, che già non possiedi,
vai e benedici il tuo campo,
attraversa sentieri, mi troverai
sotto gli alberi negli escrementi

Non aver paura

saprai guardarmi

Prendersi cura delle emozioni

Amare per me significa offrire felicità.
Quando impariamo a generare un senso di felicità, possiamo creare felicità non solo per noi stessi, ma anche per gli altri.
È molto importante cercare di non scappare via di fronte alle emozioni dolorose; nella nostra società si tende a sfuggire alle emozioni dolorose coprendole con qualcos’altro, per evitare di confrontarci con la sofferenza che abbiamo dentro.

Possiamo imparare molto dalla nostra sofferenza; il fiore di loto è un grande maestro: cresce nel fango sul fondo di uno stagno e fiorisce sulla superficie. La felicità è un po’ come un fiore di loto. Esercitarsi a gestire la nostra sofferenza piuttosto che evitarla, praticare il respiro consapevole per generare l’energia della presenza mentale.

Siamo fatti di corpo, sensazioni, percezioni, formazioni mentali e coscienza. Riconoscere le emozioni, accettarle e abbracciarle guardando in profondità, permette di maturare una visione profonda che siamo qualcosa di più di una semplice emozione.
Il territorio del nostro essere è ampio e la trasformazione è possibile.
Prendersi cura delle emozioni è un elemento centrale per il nostro viaggio terreno.
Acquietare la mente attraverso il respiro e il corpo, sostituire gradualmente le abitudini e le percezioni mentali controproducenti con altre più accurate e adeguate, è un beneficio sia per noi che per chi ci circonda.

Le opportunità per prendersi cura delle emozioni si presentano di continuo: una giornata in classe è potenzialmente un flusso ininterrotto di pratica. Possiamo far fronte a una classe difficile, a un genitore arrabbiato così come a uno riconoscente, entrare in contatto con il proprio sentire nel momento presente attraverso il corpo e il respiro, trovare dentro di sé un centro di quiete e soprattutto generare l’energia positiva della consapevolezza, così da abbracciare con gentilezza e accettazione emozioni difficili come la rabbia e la tristezza.
Sappiamo meglio come trovare calma, sollievo e soprattutto un senso di felicità per noi e per gli altri.
Costruire una comunità felice in cui le persone hanno tra loro relazioni sane è una sfida che insieme possiamo vincere

“La felicità è un’abitudine che ognuno di noi può imparare”
Thich Nhat Hanh

La danza come via per una coscienza illuminata

La danza è sempre esistita, fin dal principio della vita umana, nella storia dei popoli come nella storia dell’individuo.
Secondo la religione induista, il dio Shiva crea il mondo nel corso di una danza sacra, il cui ritmo permette all’universo di nascere, evolversi e conservare il proprio equilibrio.

Il potere della meditazione

Coltivare la scintilla che ci rende umani, presente in ciascuno di noi è una responsabilità e un compito esistenziale per ognuno. La vita è un meraviglioso viaggio e i mutamenti epocali che stiamo vivendo portano molte persone a trovare nuovi modi per affrontare le sfide quotidiane.

Lo yoga il cammino del cuore

Gli Yoga sutra sono un testo ispirato, scritto da Patañjali, grande saggio indiano nel IV secolo a C. circa. La parola sutra significa filo, ovvero il filo su cui scorrono le perle della saggezza.